martedì, marzo 20
La focaccia per la mamma che va di corsa
domenica, dicembre 1
Pizza Patty!
No. Non volevo scrivere “Pizza Party”, e mi sono ritrovata con una “T” di troppo.
Quando l’ho vista su facebook, la pizza di Patrizia (una vecchia conoscenza di un forum di cucina) mi ha subito ispirato. Ieri l’ho provata. Buona buona. Proprio come la pizza del forno. Anzi no. Più buona della pizza del forno.
E quando mio marito mi ha fatto i complimenti per come era buona, e gli ho risposto “è una ricetta nuova!”… mi ha risposto “ma come?!? un’altra?? non è possibile!! come fanno a esserci tante ricette di pizza?!!”. Eppure… si può. E la teglia che avevo fatto l’ha mangiata quasi tutta lui…
Pizza al trancio, di Patty
da qui
Ingredienti:
per 2 teglie piccole (rettangolari, dimensione tipo teglia usa e getta in alluminio grande), o 1 teglia da forno grande
150 g di farina Magica Lo conte (Manitoba)
350 g farina 00
2 cucchiaini di sale
2 cucchiai di olio
400 ml acqua tiepida
10 g lievito di birra
Procedimento:
mescolare in una ciotola farina e sale, unire l’olio e, in una volta, l’acqua in cui sarà stato sciolto il lievito;
coprire di pellicola e lasciar lievitare circa 4 ore;
ungere la teglia e versarci l’impasto;
ungendosi un po’ le mani, stendere l’impasto per tutta la teglia;
lasciar lievitare 2 orette;
condire a piacere;
cuocere in forno caldo a 200°C per 20 minuti circa.
Nb: la farina Magica è questa:

domenica, novembre 24
La pizza della pigrizia
Di ricette di pizza su questo blog ce ne sono già. E quando ho detto a mio marito che era una ricetta nuova, lui mi ha risposto: “ah. ma io pensavo che di pizza ce ne fosse una sola.” Invece no. Ce ne sono tanti tipi, e tutti buoni. La pizza non stanca mai.
E quando ho visto questa, mi ha ispirato subito, e non vedevo l’ora di provarla.
L’autrice è una garanzia. Avevo già fatto il suo sorbetto al cioccolato.
Pizza della pigrizia, “lazy pizza dough”, ovvero pizza con poco impegno, e ottimo risultato
da qui
Ingredienti:
per 1 teglia rettangolare di pizza (ci abbiamo mangiato in due) non troppo grande
375 g farina (io: 300 g 00 + 75 g manitoba)
lievito di birra liofilizzato (1/8 di cucchiaino colmo; 1/4 di cucchiaino colmo; 1/2 cucchiaino colmo – vedi sotto)
1 1/2 cucchiaini di sale
1 1/4 cup di acqua (circa 280 ml) + un paio di cucchiai se servono
condimento a piacere
Procedimento:
scegliete il vostro programma: lievitazione notturna (circa 22 ore), lievitazione in giornata (12 ore circa); lievitazione di metà giornata (6 ore circa). In base al programma userete rispettivamente 1/8 di cucchiaino (per 22 ore), 1/4 di cucchiaino (per 12 ore), o 1/2 cucchiaino (per 6 ore) di lievito.
In una ciotola capiente, mescolare la farina col lievito e il sale; unire l’acqua (se l’impasto risultasse troppo granuloso, poco idratato, unire 1, 2 cucchiai di acqua in più), e mescolare con una forchetta fino a idratare tutta la farina;
coprire di pellicola e mettere a lievitare, seguendo il programma desiderato (io ho impastato la mattina del venerdì per mangiare la pizza a pranzo il sabato);
(se l’ambiente è molto freddo, come in questo periodo, ovviamente occorrerà più tempo)
scaldare bene il forno (240°C);
infarinare bene (io ho usato della semola) il piano di lavoro e versarci l’impasto (che sarà molto, molto morbido); cospargere di farina anche la superficie dell’impasto;
ungere una teglia e trasferirvi l’impasto, dandogli una forma rettangolare (lo spessore dovrebbe essere di 1 cm circa);
condire a piacere, e cuocere in forno caldissimo per 15-20 minuti (15 dovrebbero bastare, non fatela cuocere troppo).
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Aggiornamento 10/01/14 (che effetto non scrivere più “13”!!!)
Allora: non so se sia stato un caso, ma stavolta (terza volta) la pizza è venuta meno “panosa” e più alveolata… proprio come la volevo io!!
ho impastato vs. le 19 di sera, usando la dose per la lievitazione 12 h; ho usato più manitoba (200 g + 175 g 00), alle 10.30 circa ho ribaltato l’impasto sulla spianatoia BEN infarinata, ho dato una piega a pacchetto (come per il pane senza impasto), portando tutti i 4 lembi verso il centro, uno sull’altro, poi ho dato forma rotonda all’impasto (tenendo la piega sotto), l’ho disposto su una teglia foderata di carta forno e cosparsa bene di semola, e ho lasciato lievitare 60 minuti circa, poi trasferito l’impasto in una teglia unta, ho steso e cotto… et voilà!
giovedì, settembre 12
Focaccine… come al mare
Quest’estate, al mare (Castiglione della Pescaia), abbiamo mangiato delle “schiaccine” (focaccine) allungate, di forma ovale, buone buone. Mi ricordavano molto delle focaccine che avevo visto anni fa su un forum di cucina, e che, da allora, avevo sempre voluto provare.
Ieri ero senza pane per la cena, e così mi sono messa ad impastare, grazie alla ricetta di Erika.
Il commento è stato “sono moooolto più buone di quelle là!” :)
Focaccine di patate
adattate da qui
Ingredienti:
per 8 focaccine di forma allungata
200 g di patate lesse
150 g di acqua (ho usato l’acqua di cottura delle patate)
75 g farina manitoba
325 g di farina 00
10 g sale
10 g lievito di birra
20 ml olio extra vergine di oliva
1 cucchiaino di zucchero
olio extra vergine di oliva
sale
acqua calda
Procedimento:
dopo aver lessato e lasciato raffreddare le patate, frullarle con l’olio per ottenere un composto omogeneo;
impastare le patate con la farina, il sale, aggiungendo gradatamente l’acqua tiepida in cui è stato sciolto il lievito (con 1 cucchiaino di zucchero); impastare bene (io ho impastato col gancio fino ad incordatura – ca. 30 minuti);
mettere l’impasto a lievitare in una ciotola (stretta e alta) unta con un po’ d’olio, fino a che non triplica il volume (1h e 1/2 – 2h);
ribaltare l’impasto sulla spianatoia cosparsa di farina, senza maltrattarlo troppo, e dopo avergli dato forma rettangolare (più o meno) fare una piega a tre (piegare il lembo di sinistra verso il centro, e poi coprire il tutto col lembo di destra);
girare il rettangolo ottenuto di 90° e ritagliare 8 strisce (io ho diviso in due, poi ancora in due, e poi ancora in due ogni parte);
ungere due teglie e cospargerle di semola;
adagiare 4 strisce in ogni teglia, distanziate, e aiutandosi con un cucchiaio di olio su ogni striscia, stendere come si fa per le classiche focacce, facendo delle fessure (lo spessore nella parte più alta – dove non c’è la fossetta – dovrà essere di circa 1 cm);
fare una salamoia con mezzo bicchiere di acqua calda, 2-3 cucchiai di olio e 1 cucchiaino di sale, e distribuirla uniformemente sulle focaccine;
lasciar lievitare 30 min,/1h (io ho lasciato lievitare circa 20 minuti, mentre scaldavo il forno, perché avevo poco tempo), cuocere a forno caldo a 200°C per 20-25 minuti (attenzione a non farle seccare troppo) fino a doratura.
(il procedimento di Erika dopo la lievitazione: stendere l’impasto ad un’altezza di 1 cm, ritagliare con un coppapasta le focaccine della forma desiderata, condire con pomodorini e origano o quello che piace, spennellare di olio, salare a piacere, lasciar lievitare e cuocere come sopra)
giovedì, agosto 29
Pizza croccante in teglia, di Adriano
La cucina è passione, pazienza, dedizione.
Non si possono fare le cose perché si devono fare.
Si cucina perché si vuole fare.
Tutto il resto si chiama "sopravvivenza in cucina".
La cucina è una dimostrazione d'amore:
stare tante ore in piedi a creare qualcosa
che dura solo pochi minuti,
si può fare solo per chi si ama.
E per quanto riguarda quelli che
lo devono fare...
bé, quello si chiama...
portare a casa lo stipendio ;)
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Le ricette di due grandi della blogsfera mi hanno sempre fatto un po' di paura.
Per me che "farina" significava quella senza marca, presa magari in offerta alla coop, e che usava la mamma per fare pizza, tigelle, gnocco fritto. Sempre la stessa. Tanto, "la farina è farina".
Poi, col tempo ho scoperto l'esistenza di un'altra farina, entrata in una famiglia diffidente di un prodotto che non recasse nel nome almeno uno zero o due. E poi quella farina è diventata sempre più familiare, e sulla lista della spesa bastava scrivere "Manitoba", e chi veniva incaricato dello shopping sapeva già cosa cercare e dove cercarlo.
Mi spaventavano le ricette di questi due cuochi perché usavano farine "strane", impossibili da trovare per me. E perché nelle loro ricette comparivano tante "pieghe". E anche perché... quasi sempre, non si impastava a mano, ma nell'impastatore (che, all'epoca, non avevo).
Incordare, piega a tre, forza della farina, per me erano tutti termini di una lingua che non avevo studiato.
Però i loro prodotti da forno, lievitati, facevano una gola...
Il tempo è passato. Sono cresciuta. Ho capito l'importanza di usare poco lievito, e il vantaggio di usare tanta acqua. E che, lavorando bene l'impasto, anche con tanta acqua, non si ottiene un blob appiccicoso e ingestibile. E ho capito quelle pieghe, e non mi sono intestardita a voler impastare tutto a mano.
E adesso che sono felice se il pane mi viene pieno di "buconi". E gli altri non capiscono davvero perché ci sia tanta soddisfazione a sfornare un pane che abbia quasi più buchi all'interno, che mollica.
Adesso che ho la pazienza (e la possibilità) di lasciar incordare un impasto 30 minuti, di aspettare ore e ore che lieviti, adesso... ho anche il coraggio di provare le loro ricette.
Le ricette dei Maestri Adriano e Paoletta.
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ah, e già che siamo in tema di monologhi... vorrei aggiungere una cosa.
Se il mio compagno mi chiede "da dove hai preso la ricetta?" (come è successo l'altro giorno con i burgers di tonno dell'Araba Felice), gli rispondo facendogli una descrizione dell'autrice (non gli dico "da L'Araba Felice", sennò penso mi prenderebbe per un po' matta, ma gli spiego che è di una ragazza che fa l'insegnante e vive in Arabia Saudita).
E funziona così per tutte le ricette che faccio: i canestrelli, che, gli spiego, sono di una ragazza che vive a Schio (Morena), il pollo al pesto al forno, che, continuo, l'ho visto sul sito di una ragazza italo-americana (Laura Vitale)... eccetera eccetera eccetera.
Quello che non faccio, MAI, è di spacciare qualcosa (che effettivamente non lo è) per farina del mio sacco.
Nemmeno al di fuori dal web, dove so bene di indicare autori a gente che non li conosce, e a cui probabilmente non importa nemmeno tanto di chi sia la ricetta.
Ma si chiama CORRETTEZZA e EDUCAZIONE. (a maggior ragione, quando le persone che hanno inventato o che ti hanno passato una ricetta... le conosci dal vivo.)
CORRETTEZZA DI NON FARSI BELLI CON RICETTE ALTRUI SPACCIANDOLE PER PROPRIE, E CORRETTEZZA DI NON ESSERE TIRCHI CON RICETTE CHE NON SONO MAI STATE DI NOSTRA PROPRIETÀ' ESCLUSIVA. (mi riferisco a persone che chiedono ricette a tutti, ma quando si tratta di ricambiare con un'idea, un suggerimento, o una ricetta vera e propria... non aprono la bocca nemmeno sotto tortura.)
Se io non avessi condiviso le ricette che sono in questo blog (mie o viste sul blog di colleghi), certe ricette, in certe case di certe persone non ci sarebbero mai arrivate. Quindi a che pro, poi, le certe persone in questione le custodiscono con la gelosia di chi ha creato qualcosa di sana pianta e con tanto lavoro? ricette che non sono mai state davvero di queste persone?
Quindi: pensaci, tu, la prossima volta che io o chiunque altro ti dirà "che buono! mi daresti la ricetta?" e tu risponderai vagamente "ho usato farina, uova zucchero..." sapendo bene che le indicazioni che stai dando si possono benissimo buttare nel cestino dei rifiuti.
Condividere la ricetta di un piatto, NON sminuisce la bravura di chi ha preparato tale piatto.
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(scusate se mi sono dilungata ma era da tanto che questo post chiedeva di vedere la luce)
e ora finalmente la ricetta:
Pizza croccante in teglia di Adriano
da qui, qui e qui
Ingredienti:
per 3 teglie 30x35cm
fra parentesi le dosi usate da me per 2 teglie
900 g farina -450 g manitoba e 450 g per pizza- (400 g farina manitoba e 200 g farina 0)
720 g acqua (480 g)
45 g olio extra vergine di oliva (30 g)
18 g sale (12 g)
4,5 g lievito di birra (3 g)
semola rimacinata di grano duro
Procedimento:
(io ho seguito il post di Paola, e consultato gli altri per i passaggi fotografati)
la mattina presto (verso le 7.30-8), sciogliere in lievito in 450 g acqua (io 300 g), aggiungere la stessa quantità di farina (io 300 g), coprire e lasciar lievitare circa 3 ore a 20°C;
(verso le 11) nell'impastatore, aggiungere (mescolando con la foglia) a quest'impasto l'acqua versata lungo i bordi della ciotola, a velocità bassa; unire la farina rimasta a pioggia, e dopo la farina il sale;
aumentare la velocità di impasto e lasciar incordare;
versare a filo l'olio facendo attenzione a non perdere l'incordatura;
montare il gancio e impastare fino ad ottenere il velo, ribaltando un paio di volte l'impasto nel corso della lavorazione (io una trentina di minuti);
coprire e lasciar lievitare a temperatura ambiente;
(verso le 16) rovesciare l'impasto sulla spianatoia cosparsa di semola, dividere l'impasto in 3 (io in 2), e fare a ogni pezzo una piega a 3 e arrotolare ogni pezzo stringendo moderatamente (vedi video di Anna);
mettere ogni pezzo in un contenitore di plastica chiudibile ermeticamente NON infarinato, e mettere a lievitare a circa 28°C;
al momento di cuocere, cospargere le teglie di semola, stendere ogni pezzo avendo cura di non sgonfiare le bolle di aria, per creare un rettangolo, e adagiare ogni rettangolo in una teglia, adattandolo alla sua grandezza;
condire con pomodoro, sale e olio, e cuocere prima a 250°C nella parte bassa del forno per 10 minuti, poi 5 minuti nella parte alta dopo aver aggiunto la mozzarella.
Nota:
la mia pizza è venuta leggermente più bassa delle altre dei link: secondo me le mie teglie erano un po' più grandi del necessario, ma va bene così perché qui la pizza non piace altissima...
La pizza è veramente CROCCANTE e buonissima, alveolatissima... la rifarò spessissimo!
venerdì, agosto 23
Pizzette con pasta da rosticceria
Pizzette con pasta da rosticceria
ricetta di Nanino di cookaround
Ingredienti:
per 1 teglia di pizzette e 10 panini da buffet
500 g farina (250 g "00" + 250 g manitoba)
50 g strutto
35 g zucchero
15-20 g sale
12 g lievito di birra (volendo anche meno, 8 g ca.)
220 ml ca. di acqua
farcitura a piacere
Procedimento:
Impastare tutti gli ingredienti, unendo a metà impasto il sale, e impastando con l'acqua in cui sarà stato sciolto il lievito; impastare per una decina di minuti;
fare una palla con l'impasto e far lievitare 2-3 ore (finché non sarà ben lievitato); meno lievito si usa, più dovrà lievitare l'impasto, ma usando meno lievito verranno più buone, soffici e salutari;
stendere la pasta lievitata in uno strato spesso 5 mm (se è lievitata bene non tenderà a restringersi una volta stesa), e ritagliare con una formina tonda le pizzette (io ho usato un bicchiere);
appoggiare i dischetti su carta forno, condire a piacere, e lasciar lievitare ancora, finché non appaiono ben gonfi (90-120 minuti circa);
coi ritagli di pasta ho fatto dei panini da 10 g l'uno;
infornare a 220°C per 15 minuti circa (i panini li ho spennellati di latte prima di infornarli).
domenica, agosto 18
La pizza con poco lievito... e lievitazione luuuunga!
Anche se a Cavalese abbiamo trovato la pizza più buona mai mangiata (e vale la pena di mangiare una pizza in meno a casa nostra, e aspettare di fare un giro in Trentino per mangiarla!), lui dice che la mia pizza resta la più buona. Il sabato sera, in genere, è la serata pizza.
lunedì, luglio 29
Un buffet per 5 (e io cucino sempre per 15!!)
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Ah comunque...
per quelli che se lo stessero domandando...
sì... ci sono novità... :)
martedì, giugno 11
Focaccine velocissime furbissime
Avevo una vaschetta di philadelphia allo yogurt aperta da sabato, quando ci ho farcito la mia piadina. Erano 3/4 di una confezione. Quindi la domanda di rito. Come lo finisco?
Avevo visto delle belle focaccine su uno o due siti. Era arrivata l’ora di provarle.
In più… eravamo senza pane (cosa G-R-A-V-I-S-S-I-M-A in casa nostra!!)… quindi ho preso due piccioni… con una focaccia!
(il 1/4 di formaggio che avanzava è finito nella FRITTATA DEGLI AVANZI di ieri sera ;) )
Focaccine veloci al philadelphia
da qui e qui
Ingredienti:
per 8 focaccine
250 g farina 00
1/2 bustina di lievito istantaneo per torte salate
1 cucchiaino sale
25 ml olio extra vergine di oliva
100 ml acqua
100 g philadelphia (il mio era allo yogurt)
Procedimento:
impastare tutti gli ingredienti fino ad avere un impasto omogeneo;
lasciar riposare 10 minuti coperto da un panno;
dividere in 8 porzioni delle stesse dimensioni, e tirare ogni porzione col mattarello fino ad uno spessore di 5 mm;
scaldare una padella antiaderente; spennellare la superficie delle focaccine di olio (io ne cuocio 2-3 per volta), quindi metterle in padella con la parte spennellata verso il basso;
cuocere per 2-3 minuti (finché non si formano delle bolle e si gonfiano bene), spennellare di olio la parte superiore, quindi girare la focaccina e terminare la cottura per altrettanto tempo.
venerdì, giugno 7
La focaccia rivisitata
Ultimamente facevo spesso questa, al posto del pane, con meno lievito e lievitazioni più lunghe… poi ho voluto fare un esperimento. La focaccia senza impasto.
Focaccia senza impasto
Ingredienti:
400 g farina 00
100 g farina manitoba
2-3 g lievito di birra fresco
10 g fiocchi di patate
15 g sale
360 ml acqua
35 ml olio d’oliva extra vergine
pizzico di zucchero
Per la salamoia:
1/2 bicchiere di acqua tiepida
1 pizzico abbondante di sale fino
2 cucchiai di olio
sale grosso se piace (e qui piace molto)
cipolla affettata fine, erbe aromatiche…
Procedimento:
io impasto la sera verso le 18.30/19.00: mescolare in una ciotola le farine con il sale e i fiocchi di patate e lo zucchero;
sciogliere il lievito nell’acqua, unire l’olio e versare tutto in una volta sulla farina;
mescolare velocemente ma qb per amalgamare tutti gli ingredienti e inumidire tutta la farina;
lasciare lievitare fino alla mattina (8.00-9.00);
versare l’impasto sulla spianatoia, fare le pieghe tirando, uno alla volta, i 4 lembi della pasta verso il centro, ribaltare (la chiusura sarà nella parte inferiore), stendere in una teglia rettangolare unta e cosparsa di semola;
lasciar lievitare finché non appare bella gonfia, quindi versare sulla superficie la salamoia e fare le classiche fossette della focaccia;
lasciar riposare un’altra mezz’oretta, quindi cospargere con gli aromi scelti, e infornare a forno caldo a 220°C per 20 minuti circa (a me piace bella dorata);
una volta sfornata, spennellare leggermente la superficie con un altro po’ d’olio.






























